Paragrafi d’autore: Roggeri sceglie Brontë

Vanessa Roggeri propone alcuni paragrafi di Villette, pubblicato da Charlotte Brontë nel 1853. Pubblicato in Italia nel 1960, vanta diverse edizioni con titoli molto diversi: Collegio femminile, L’angelo della tempesta, Miss Lucy. Gli estratti qui presentati sono stati tradotti da Simone Caltabellotta.

Come facevano i servitori di locanda e le cameriere di bordo a capire alla prima occhiata che io, per esempio, ero una persona di rilievo sociale insignificante e poco fornita di denaro? Evidentemente lo sapevano; mi rendevo perfettamente conto che tutti, dopo il calcolo d’un attimo, mi attribuivano il medesimo esiguo valore; non mi nascondevo ciò che doveva indicare, eppure, anche sotto questo peso, seppi mantenere abbastanza alto il morale. (p. 90)

Finita la colazione, era necessario muoversi di nuovo, ma in quale direzione? “Va’ a Villette!”, mi disse una voce interna, suggerita senza dubbio dal ricordo di una frase sbadata pronunciata in tono leggero e a caso da Miss Fanshawe, mentre mi salutava […]
La distanza era di quaranta miglia. Sapevo che stavo afferrandomi a dei fuscelli, ma nell’oceano immenso e periglioso in cui mi trovavo mi sarei afferrata anche a una ragnatela. (p. 91)

Una continua crociata contro l’amour-propredi qualsiasi essere umano, escluso il suo, costituiva la mania di questo capace, ma irascibile e avido ometto. Provava un gran gusto a esibire in pubblico la propria persona, ma un enorme fastidio quando chiunque altro a sua volta si esibiva. Domava, metteva a tacere quando poteva e quando non poteva ribolliva come una tempesta imbottigliata.
La sera precedente il giorno degli esami passeggiavo nel giardino come tutti gli insegnanti e le allieve. M. Emanuel si unì a me nell’alléedéfendue; aveva il suo sigaro tra le labbra; il suo paletot pendeva scuro e minaccioso; la nappa del suo bonnetgrec gli oscurava austeramente la tempia destra; i suoi baffi neri si attorcigliavano, simili a quelli di un gatto arrabbiato; una nube oscurava il luccichio azzurro dei suoi occhi. (p. 209)

Dirò di più. Sono profondamente convinta che esistono alcuni esseri nati, cresciuti e guidati in modo tale, dalla morbida culla fino alla tomba placida e tardiva, che nessuna sofferenza troppo grande s’introduce mai nella loro sorte, e nessun buio tempestoso incombe sul loro viaggio. E spesso non si tratta di essere viziati ed egoisti, ma degli eletti della natura, armoniosi e benigni; uomini e donne, miti e caritatevoli, buoni agenti dei generosi attributi di Dio. (p. 560)

Il mio spirito irrequieto si era dunque placato ormai? Non ne avevo avute abbastanza di avventure? Non cominciavo a mancare di coraggio, a desiderare la sicurezza di un tetto? No. Odiavo ancora il mio letto nel dormitorio della scuola più di quanto possa esprimerlo in parole: mi afferravo a tutto a tutto ciò che potesse distrarre i miei pensieri. Non so come, avevo anche la sensazione che il dramma di quella notte fosse appena iniziato, che si fosse recitato soltanto il prologo. (p. 586)

Quel lampo d’ira si dileguò molto presto. Monsieur sorrise, dicendomi di asciugarmi gli occhi. Attese in silenzio finché non fui calma, concedendosi solo, di quando in quando, una parola tranquillizzante di conforto. Poco dopo sedevo al suo fianco, tornata in me, rassicurata, non più disperata né afflitta; non più priva di amici e di speranza, non più nauseata dalla vita e desiderosa di morire.
“Dunque l’ha tanto rattristata la perdita del suo amico?”, domandò M. Emanuel.
“Sentirmi dimenticata, Monsieur, mi uccide.” (p. 617)

L’uomo non può fare profezie. L’amore non è un oracolo. La paura a volte fa immaginare cose vane. Quegli anni di assenza! Quanto avevo sofferto prevedendoli! Il dolore che dovevano darmi mi sembrava sicuro come la morte. Conoscevo la natura del loro corso. Il Juggernaut sul suo carro torreggiava lassù col suo peso orrendo. Vedendolo avvicinarsi e affondare le grandi ruote nel suolo, io, la vittima prostrata, sentivo in anticipo quel cigolio mortale. (p. 630)

(da Villette, Fazi, Roma, 1996)

Vanessa Roggeri è nata e cresciuta a Cagliari, dove si è laureata in Relazioni Internazionali. La sua passione per la scrittura è nata grazie alla nonna che le raccontava favole e leggende sarde. Ha pubblicato per Garzanti Il cuore selvatico del ginepro (2013) e Fiore di fulmine (2015); nel 2018 ha pubblicato per Rizzoli La cercatrice di corallo. A gennaio 2019 ha vinto il Premio Nazionale di Letteratura e Giornalismo Alghero Donna. Attualmente è editorialista per il quotidiano La Nuova Sardegna.

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