Non c’è quiete dopo la tempesta

Leonardo Malaguti, Dopo il diluvio, ἑxòrma edizioni, pp. 210, € 14,90 stampa

recensisce VALENTINA MARCOLI

Nessuna quiete dopo la tempesta. Anche se proprio tempesta non è, ma un diluvio, quello che allaga un piccolo paesino non ben precisato, in un tempo senza tempo; ci mette lo zampino, scombussola i piani. Crea confusione insomma, rimescola i pensieri insiti nel recondito di ognuno di noi.

L’autore Leonardo Malaguti (Bologna, 1993) mette in scena un romanzo corale, dissacrante e grottesco. E dimostra di saperlo fare, inserendosi molto bene nel panorama della narrativa contemporanea, quasi come fosse uno scrittore ricco di esperienza e classificandosi al suo esordio come finalista al Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza.

La trama è presto descritta: un paesotto simile ad una scodella circondata da rilievi montuosi viene sommerso da un diluvio che fin dalle prime pagine giunge impetuoso senza troppi complimenti. Al termine del disastro meteorologico viene ritrovato nel canale di scolo il cadavere del sindaco, e da quel momento niente sarà più come prima. Sembra quasi che l’acqua, anziché pulire, abbia riportato a galla la sporcizia depositata nel cuore dei paesani: la mucca del rabbino viene squartata e crocifissa costringendolo a togliersi la vita, la prostituta preferita del pastore Thulin rimane incinta, il mite custode del bordello violenta una giovane che vi lavora, una bambina picchia a sangue un barbone, e un telegramma annuncia che il nemico è alle porte e la guerra incombe. Il panico dilaga e il generale Krauss ne approfitta, prendendo le redini del comando e organizzando squadracce mentre termina il romanzo della sua vita, ispirato dai fatti accaduti.

Il commissario Van Loot è l’unica figura, tra le molte bizzarre che abitano la struttura narrativa, a tenere i piedi per terra e a non farsi prendere dalla follia generale che pare aver colpito i più. Ma questo nemico esiste davvero? E se sì, perché dovrebbe attaccarli, e perché non ha ancora mosso un dito? Come in ogni società che si rispetti, tutte le brutte storie si risolvono con un capro espiatorio che viene trovato in Lisetska, la moglie adulterina di un allevatore locale in fuga con l’amante e con un passaporto falso. Il pastore Thulin non ha dubbio alcuno, per salvarsi deve dare al popolo ciò che il popolo chiede, mettendo così al rogo come una strega la povera Lisetska accusata di uxoricidio.

Un piccolo capolavoro scritto sorprendentemente bene, una lettura da affrontare punto e basta. Preparatevi a salire sulla giostra che è questo romanzo, meravigliatevi di ridacchiare per una vendetta compiuta o per un commento meschino, e non affezionatevi a nessuno perché tutti hanno segreto nascosto. Ma soprattutto prendete l’ombrello: è prevista pioggia.

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