Il principio di semplicità e la bellezza matematica

Paul A.M. Dirac, La bellezza come metodo, tr. Francesco Graziosi, Raffaello Cortina Editore, pp. 136, € 15,00 stampa

di ELIO GRASSO

Il concetto di bellezza richiede ben più di una semplice recensione, ma un segno occorre pur darlo alle persone perbene non del tutto digiune di esperienze matematiche e finanche filosofiche, se non si trova troppo scomodo rompersi la testa su cosa sia l’universo e come è fatto. Fa al caso nostro la raccolta di saggi in cui Dirac, nel corso degli anni (1939-1979), accanto ad analisi “speciali” e specialistiche su funzioni d’onda, spin e rinormalizzazioni, esamina le connessioni fra bellezza e conoscenza matematica della natura del mondo.

Il più grande scienziato, accanto a Einstein, del XX secolo non rinuncia ad affermare che certe equazioni tese a risolvere un fondamento dell’universo debbano essere semplici e necessarie. E che il ricercatore prima di tutto abbia l’obbligo di trasformare il principio di semplicità in bellezza matematica. Poco importa se tali equazioni possano contrastare gli esperimenti.

Questa impostazione radicale è di per sé rivoluzionaria, fa capire come Dirac possieda una mente in continua evoluzione, ininterrottamente rivolta al futuro, a un “qualsiasi” futuro dove l’accuratezza di nuovi esperimenti approvi una formula matematica tanto ricca quanto “bella”.

A distanza di qualche decennio, seguendo saggi divulgativi delle ultime ricerche (di Carlo Rovelli, Stephen Hawking, Peter Higgs, Richard Feynman, per citare alcuni dei più noti al grande pubblico), ci si rende conto quanto i principi di Dirac trovino oggi numerose conferme. Non dimentichiamo che stiamo parlando del grande architetto della fisica quantistica, materia dove raccapezzarsi spesso sembra una sfida ai limiti dell’impossibile. Letteralmente. La famosissima equazione di Dirac, unificante fisica quantistica e relatività (vale a dire teorie che si fronteggiano da un secolo in una specie di controverso furious love), è universalmente considerata una delle più belle equazioni della fisica.

Questo libro, curato e introdotto dal fisico teorico Vincenzo Barone, descrive molto bene il firmamento straordinario di quei primi anni del Novecento, dove brillavano menti miracolose e irripetibili intelletti, capaci di dare una violenta e continua sterzata agli studi sulla comprensione del mondo: la cultura scientifica e filosofica espressa da Bentrand Russell, Ludwig Wittgenstein, Ernest Rutheford, Max Born, Albert Einstein, Werner Heisenberg, Erwin Schrödinger, Paul Dirac (per citarne solo alcuni), concepirono idee radicalmente nuove.

L’indagine sulla struttura dello spazio si accompagnava alla composizione di grandi affreschi del pensiero ideale. In ogni suo scritto Dirac si avventura in notazioni matematiche complesse, d’altra parte è chiarissimo il suo contributo a una storia delle teorie oggi universalmente riconosciute da scienziati e pubblico partecipe. Ognuno dovrebbe sforzarsi affinché il sapere collettivo, almeno in parte, s’integri a una minima spolverata di equazioni che svelino come la realtà sia ben diversa da quel che sembra.

Gli ultimi anni di questa nostra strana epoca vedono allinearsi ansie di conoscenza (è noto il successo di alcuni libri e di conferenze a carattere scientifico) e discorsi politici gretti e retrivi. Ma i saggi della Bellezza come metodo, dopo averne affrontato la lettura, ancora oggi riservano sorprese non di poco conto. Dirac è provvisto di un raro senso dell’equilibrio nel descrivere situazioni complesse, lo aiuta una souplesse che sfiora, descrive, accetta, contrasta, senza mai perdere di vista i confini e il modo eventuale (e futuro) per varcarli. Lui masticò la matematica molto prima del consueto, grazie alla Prima guerra mondiale che affrettava gli studi dei ragazzi più giovani affinché fossero pronti il prima possibile a rimpiazzare i posti lasciati vacanti dagli arruolati. A guerra finita la relatività di Einstein iniziò a circolare. Qualcosa di dirompente, atterrato al tempo giusto. Poi sopraggiunse Heisenberg, con l’ingresso nella visione quantistica della natura come superamento della meccanica classica. Da lì in avanti Dirac, risoluto, non cessò mai di credere alla necessità di idee nuove, tanto da oltrepassare calcoli basati su vecchie teorie. In altre parole, la ferma speranza di assistere all’arrivo di ulteriori Einstein e Heisenberg. E Dirac, aggiungiamo. Oggi il futuro raggiunto è certamente diverso da quel che immaginavano i nostri eroi, ma questo libro contiene quanto ci serve per tentare di capire, almeno un po’, come sia fatto il nostro bizzarro mondo.

Condividi su:
FacebookTwitterGoogle+Share