Ho sposato Philip Roth

scrive PAOLO SIMONETTI

Addio, Philip Roth

Non ho mai incontrato Philip Roth, non ho foto insieme a lui da esibire, non ho nemmeno un suo libro autografato (e visti i prezzi schizzati immediatamente alle stelle dopo la sua morte probabilmente non ce l’avrò mai). La mia storia con Roth è cominciata tardi, come scappatella istintiva di una notte, un tradimento trascurabile al mio grande amore, Thomas Pynchon, il suo vero, unico rivale nella scena letteraria americana. Certo, avevo letto Lamento di Portnoy a venticinque anni, ma mi aveva lasciato del tutto indifferente – forse perché ero reduce da L’arcobaleno della gravità e da giovane dottorando rampante preferivo lo scrittore invisibile a quello ipervisibile, l’oscurità ermeneutica alla ridondanza parodica, i piaceri difficili e inarrivabili a quelli forse proibiti ma sin troppo accessibili. Per fortuna, però, si cresce – io sono cresciuto, Philip Roth è cresciuto, e con lui la narrativa americana.

Dicevo che la nostra è stata una scappatella, ma dettata da un istinto di sopravvivenza più che da lussuria letteraria. Dovevo fare un ciclo di lezioni per sostituire un professore, e tra i testi che aveva inserito c’era Lo scrittore fantasma. Fortuna che è breve, pensai, e lo lessi tutto d’un fiato un paio di giorni prima della lezione. Fu un lampo, un’illuminazione, Saul sulla via di Damasco. Proseguii con la trilogia di Zuckerman, lessi L’orgia di Praga e quando arrivai a La controvita ero innamorato perso. Cotto. Goodbye, Columbus, goodbye, postmodernism, goodbye…

Oggi che sono felicemente sposato a Philip Roth – la cerimonia è stata celebrata sul primo volume dei Meridiani Mondadori dedicati alla sua opera, di cui ho avuto l’onore di curare quattro notizie ai testi, ed è stata poi suggellata dalla curatela dei restanti due volumi, a cui sto lavorando – non posso non sentirmi vedovo, o, meglio ancora, orfano. Perché il patrimonio che Roth lascia alla letteratura – americana, italiana, mondiale – è immenso e vivrà dopo di lui nelle pagine dei suoi libri, come in quelle di chi, come me, prenderà in mano la penna cercando di imitarlo, criticarlo, commentarlo, analizzarlo, ricordarlo, con la consapevolezza di non poterlo in alcun modo raggiungere, sperando però di arrivare a cogliere, forse, una lontana eco della sua poderosa, irriverente, comica, tragica, insuperabile voce.

E ora, in ordine sparso…

la macchia umana
l’orgia di praga
il complotto contro l’america
la controvita
pastorale americana
addio columbus
lamento di portnoy
l’animale morente
il teatro di sabbath
operazione shylock
everyman
indignazione
l’umiliazione
ho sposato un comunista
zuckerman scatenato
lo scrittore fantasma
lasciar andare
il grande romanzo americano
nemesi
la lezione di anatomia
la nostra gang
il fantasma esce di scena
quando lei era buona
inganno
il professore di desiderio

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