Dopo le fiamme

Paul Celan, Nelly Sachs, Corrispondenza, a c. di Anna Ruchat, Giuntina, pp. 208, € 16,00 stampa, € 8,99 eBook

recensisce ELIO GRASSO

L’esilio non oscura la lingua che sembrava perduta, anzi viene ritrovata giorno dopo giorno nel vivido delle lettere, nello scambio di poesie che testimoniano lo strappo nei brutti giorni europei. Esattezza di un “realismo psichico” nel dialogo epistolare fra Paul Celan e Nelly Sachs. La corrispondenza si sottrae ad aneddoti e licenze, mette modestia nell’animo del lettore, e rende docili i pensieri verso personalità lontane, apparentemente chiuse nelle loro sfere private. Nobel per l’una, con le malattie aggiunte dall’età, ricerca di fratelli in poesia per l’altro, e riconoscimenti che mai ripagheranno il prezzo di una vita lasciata andare nel gelo della Senna.

Ma ancora prima c’è l’oscura insensatezza che pervade l’Europa nei primi decenni del Novecento. Ebrei entrambi, e dunque costretti (e con buona dose di sorte amica) da Berlino a Stoccolma, da Czernowitz a Bucarest e Parigi, s’incontrano epistolarmente nel 1954 per proseguire lo scambio fino alla morte avvenuta nel 1970, per tumore lei, per suicidio lui. I sopravvissuti di un tempo sovraespongono nelle loro lettere, qui raccolte, animi “messi a nudo” fin dove possono scorticarsi i nervi, all’estremo desiderosi (contro reticenze e riserbi) di sconfiggere la solitudine poetica e l’oscurità che li avrebbero impeccabilmente distrutti.

Fama e rispecchiamenti sottendono ogni cosa, basta rivolgersi alle singole biografie per esserne consapevoli con onore. Senza dimenticare la fitta corrispondenza, e possiamo dire condotta su binari paralleli – ma quanto più drammatici per amori e dissapori – fra Celan e Ingeborg Bachmann. Gli incroci poetici contengono invettive, utopie e tenebre antiche di cui l’ebraismo ha subìto ogni sorta di oltraggio.

I diversi cicli poetici di queste personalità sono la prova di una resistenza dentro il fuoco degli olocausti, pubblici e privati. Messaggi in bottiglia (dichiara Celan) nel fuoco, per fuggire dal fuoco. Ma che a lungo andare non ammettono ulteriori dilazioni. Nel volume della corrispondenza fra Celan e Sachs molto si trova in proposito, fra questi due scampati. Aiuta la cura dell’edizione italiana (condotta sull’originale tedesco approntato da Barbara Wiedermann) di Anna Ruchat, studiosa e traduttrice di entrambi i poeti.

Pur se alcuni ritengono Celan poeta sopravvalutato (non da chi scrive), occorre sottolineare come l’attenzione pubblicistica verso di lui in Italia non sia mai venuta meno. Lo stesso non si può dire per Nelly Sachs di cui si ricorda l’ormai classica traduzione di Ida Porena, del lontano 1971. E quelle lettere “senza destinatario”, da considerarsi apice della sua maturità artistica, che sono le Lettere dalla notte inedite fino al 2010 anche in Germania, tradotte dalla stessa Ruchat e pubblicate sempre da Giuntina nel 2015.

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