Diario di bordo: John Ashbery in Italia 2/2

11 Settembre 2017

Ed ecco la seconda parte del diario inedito della visita di John Ashbery in Italia, avvenuta nel 1998, il nostro piccolo omaggio al grande poeta americano scomparso di recente.

riferisce PAOLO PREZZAVENTO

17 ottobre. La mattina dopo ci sentiamo meglio, due reading sono andati bene, e quel che rimane ci sembra una passeggiata. La mattina accompagniamo David e John a visitare il Museo di Vicenza e il Teatro Olimpico del Palladio, poi la stupenda piazza di Vicenza. Si pranza alla Malvasia, un ristorante nei pressi. A tavola la discussione va a finire su Aldo Busi (era inevitabile) e su come ha raccontato il suo incontro con Ashbery in Vita standard di un venditore di collants.

Il poeta nega recisamente di avere mai litigato con lui, ci racconta che Busi si presentò a casa sua proponendosi come segretario, dicendo che voleva imparare l’inglese per tradurre le sue poesie. Ashbery rispose che non aveva bisogno di un segretario, e allora Busi si propose di lavorare come sguattero, e si mise subito a pulire il pavimento. Mentre era lì inginocchiato che puliva il pavimento, scodinzolava in modo invitante, e lì nacque la loro storia, che ora è imbarazzante rievocare sia per John che per David. John nega recisamente di aver mai detto, quando congedò Busi da casa sua (anzi, smentisce di averlo cacciato), la frase che Busi gli mette in bocca nel suo libro (“Oh, queste checche italiane”); ora però, col senno di poi, dice che vorrebbe averlo detto per davvero. Ci racconta anche di quando Busi si presentò all’Accademia dei Lincei per fare una piazzata, vestito da donna o da prete, secondo le varie versioni, perché pensava che anche lui meritasse una parte del premio che stava ricevendo John (200 milioni). Lui avrebbe voluto parlare con Busi, ma neanche quella volta fu possibile una riappacificazione.

A fine pranzo ci raggiunge Flavio Albanese, che si propone come cicerone per il pomeriggio. Ci accompagna alle 4.00 del pomeriggio a Villa Valmarana, una delle più belle del Palladio, decorata dagli stupendi affreschi del Tiepolo. Ci presenta anche il proprietario, il classico esemplare di nobile decaduto, che guarda la televisione in una stanza stupendamente affrescata da Tiepolo ma ormai in rovina. Anche una stanza completamente ricoperta di piatti di ceramica dà un’impressione di disfacimento. A Flavio invece tutto questo tripudio di decadenza vagamente camp non dispiace. Facciamo anche una foto all’ingresso, e quel dispettoso di Flavio fa di tutto perché nella foto ci siano solo “i maschietti”, escludendo Barbara.

Improvvisamente John deve andare al bagno, ma purtroppo non ci sono servizi. Come se nulla fosse si mette a pisciare sopra un’aiola di Villa Valmarana. A quel punto, sono costretto a fare da palo e a chiudere il portone in faccia a una comitiva di turisti che vuole entrare proprio in quel momento: “Mi dispiace, siamo chiusi”. Be’, è passata anche questa. Piscio di poeta. Chissà quelle povere petunie…

Finita la visita, lasciamo volentieri David e John alle cure di Flavio, che li porterà a visitare Villa la Corona e i capolavori del Bellini. Alle 7 di sera, andiamo a prendere i nostri all’Hotel. Torniamo al Ristorante Malvasia, dove David e John decidono di offrire la cena, e noi di buon grado accettiamo (avendo speso in tre giorni più di un milione e mezzo…). Per finire, quando andiamo a pagare, io e John ci prendiamo pure una grappa, che ingolliamo tutta di un sorso. Se ci vede David, ci uccide… fortunatamente, in questi momenti topici si distrae sempre. Ashbery firma lo scontrino fiscale, e aggiunge: “for the Flow Chart folks!” Che significa? Che glielo dobbiamo rimborsare? Mi piacerebbe avere quello scontrino come ricordo, ma poi mi dimentico di chiederglielo. Finalmente usciamo, nella fresca aria vicentina. Passeggiamo per un po’: questa è la prima serata in cui non siamo pressati da orari inderogabili e appuntamenti immancabili. Comunque, John non può camminare troppo, per cui lo accompagniamo all’Albergo: domani ci aspetta una lunga giornata.

Domenica 18 Ottobre. Alle 12 siamo all’Albergo, per aiutare i nostri e partire. Arriva Flavio, che vuole assolutamente invitare David e John a conoscere il suo compagno. Lo lasciamo fare, e intanto ci facciamo un giro per Vicenza. All’una andiamo a prendere David e John a casa di Flavio. S’è portato tutta la famiglia, moglie e figli. Chissà che compromesso ha stipulato con la consorte. Facciamo alcune foto ricordo, poi salutiamo e ce ne andiamo. Barbara ci ha dirottato verso un ristorante sui colli, per via di alcuni suoi parenti che sono venuti dall’Argentina, ma alla fine questo cambio di programma si rivela molto piacevole. Partiamo un po’ tardi, sono già le tre e mezza. Abbiamo deciso, su consiglio di Flavio, di visitare le Ville sul Brenta e di imboccare la strada Romea che ci porterà direttamente a Rimini. Durante il tragitto, ci godiamo il paesaggio, e le stupende Ville del Palladio. I nostri due ospiti sono entusiasti. Arrivati a Venezia, ci dirigiamo finalmente e decisamente a Sud, verso le Marche e Ascoli Piceno.

Viaggio piacevole e senza fretta. Infatti alle sei siamo ancora nei pressi di Ravenna, all’Abbazia di Pomposa, che visitiamo. Ripartiamo. Il tempo si guasta progressivamente mentre ci avviciniamo alle Marche, ma non possiamo farci nulla. Questo non era in programma. Facciamo vedere ad Ashbery il Castello di Gradara, dove Paolo e Francesca divennero amanti. Passando per Recanati gli raccontiamo la storia di Leopardi e del suo natio borgo selvaggio. Incominciamo anche ad introdurre quella splendida cittadina di provincia che va sotto il nome di Ascoli Piceno. Fondata molto prima di Roma, distrutta sei volte, la Salaria, la Pinacoteca, Cecco d’Ascoli, ecc. ecc.

Arriviamo ad Ascoli alle 10,30, con molto ritardo rispetto alla tabella di marcia. Portiamo i bagagli all’Hotel Joly, e poi subito al Ristorante Tornasacco, che dà proprio sulla stupenda Piazza del Popolo illuminata di notte. John e David sono affascinati, ma anche affamati. Purtroppo, data l’ora tarda, ci dobbiamo accontentare di un po’ di affettato. Finalmente, verso mezzanotte, andiamo a dormire.

Lunedì 19 Ottobre. La mattinata trascorre tranquilla. Vado a prendere gli ospiti sul tardi, e David comincia a decantarmi le virtù dell’Albergo, la cura estrema nei particolari: si profonde in complimenti e apprezzamenti.

Andiamo subito dal sindaco, che riesce a trovare cinque minuti. Meno male, ha capito che si tratta di un ospite importante. Regala a John il libro su Ascoli di Franco Maria Ricci, e a David il libro di Luca Luna tradotto in inglese, facendo contenti i due visitatori. Il sindaco non capisce un tubo di quello che dicono, e mi tocca fare da interprete. Andiamo poi a visitare la Pinacoteca, dove ci fa da guida Gabriella, la moglie di Gino Scatasta. Ashbery rimane molto impressionato dal ritratto della miniaturista, dalle opere del Crivelli e dell’Alamanno. Dimostra una curiosità e una voglia di conoscenza che contrastano, purtroppo, con le sue scarse capacità di deambulazione.

Si va a pranzo, e ogni tanto John mi dà di gomito per avere un’altro po’ di vino, quando David guarda dall’altra parte. Fazzini ci raggiunge un po’ più tardi, e discutiamo della possibilità di fare una nuova edizione di Flow Chart, e un’altra edizione di lusso di alcune sue poesie brevi. Sia io che Cesaretti siamo convinti che varrebbe la pena di tradurre Turandot, anche se è del 1953, mentre Ashbery preferirebbe qualcosa di più recente, come ad esempio la sua nuova raccolta Wakefulness, oppure il nuovo poema Girls on the Run. Sinceramente, adesso come adesso, non me la sento di tradurre un altro long poem. La prospettiva mi terrorizza.

Dopo il lauto pasto, riaccompagniamo gli ospiti in albergo. Nel pomeriggio, lo andiamo a prendere verso le cinque, ma lui è già uscito con David. Alla reception ci avvertono che è andato alla Boutique Orsini a comprare un impermeabile. Lo raggiungiamo lì, e siccome Diana conosce il negoziante, inizia una lunga e defatigante contrattazione per ottenere uno sconto in favore del poeta. Alla fine il titolare cede e fa uno sconto di 50.000 lire. John e David sono raggianti. Cominciano a ringraziare Diana, e non smetteranno di farlo fino al momento del congedo.

Andiamo poi a visitare il Polittico del Crivelli, che incanta tutti noi, come sempre. Diana va anche a parlare con il Don Baldassarre, e ottiene una migliore illuminazione. Gli ospiti sono contenti. Andiamo anche a visitare la cripta, con il suo bellissimo impianto di tempio pagano e le antichissime colonne, che affascinano anche David. John nota subito che la Madonna nera non è quella originale, ma un rifacimento. Troppo nuova e splendente per essere vera. Si sta facendo tardi, dobbiamo andare al reading alla Provincia. Questa volta arriviamo in perfetto orario. Il Presidente della Provincia, Pietro Colonnella, è purtroppo impegnato in Giunta con il Bilancio, per cui non potrà venire. Comunque ci riceverà dopo la conferenza. Tra il pubblico c’è anche il costruttore Santarelli. Non pensavo che fosse un appassionato di poesia. Il pubblico è in attesa.

Non sono stanco come a Vicenza, e la mia esposizione è sicura e rilassata e rende sicuramente meglio. Dopo la mia introduzione e quella di Fazzini, decidiamo di affidarci ancora una volta alla magia sonora delle doppie sestine. Il risultato è sorprendentemente efficace. Dal pubblico vengono alcune domande molto stimolanti e altre più banali. Quando Ashbery cerca di citare qualche nome di scrittore italiano che lo ha influenzato, l’italianista Nazzareno Cicchi suggerisce il nome di de Chirico. Giusto. E’ il più grande, secondo Ashbery, anche se le opere che lo hanno influenzato sono scritte in francese.

Alla fine veniamo presi d’assalto da quelli che vogliono una copia del libro oppure vogliono far firmare la propria copia. Distribuiamo una decina di copie agli interessati. Moltissimi chiedono anche la mia firma: incredibile! La firma del traduttore! Finito il rituale degli autografi, ci rechiamo nell’Ufficio di Presidenza (“La Reggia di Colonnella”, come ha scritto un giornale locale). Il presidente è lì che ci aspetta. L’incontro è molto cordiale. Ashbery non immaginava che il Presidente fosse così giovane, e Colonnella si avventura in alcune frasi in inglese che rispolverano le sue reminiscenze scolastiche. Il Vice-Presidente Andreani non parla, pur essendo un insegnante di inglese. Io faccio da interprete. Ashbery scrive una lunghissima dedica al Presidente, e lui fa altrettanto sul libro che la Provincia ha deciso di regalare. Ci diamo appuntamento al ristorante, per salutarci. Il Presidente sembra veramente interessato a conoscere meglio questo grande poeta, forse per lui è anche un modo per distrarsi dalle fatiche del Bilancio, che non riescono a far quadrare. La cena si svolge nel migliore dei modi. Siamo più di dieci, e la discussione è molto vivace e interessante. Colonnella ringrazia il poeta e lo invita a tornare ad Ascoli, e a diventare una specie di testimonial della nostra Provincia. Ashbery è sinceramente ammirato da tanta ospitalità, e Kermani è talmente ossequioso che comincia quasi a darmi fastidio.

Martedì 20 Ottobre. Arrivo alle 9.00 all’Hotel Joly. Ci sta già aspettando la macchina messa a disposizione dal Rettore dell’Università di Macerata. Arriva anche Fazzini. Partiamo. Il viaggio si svolge privo di eventi. Unica sosta alla stazione di servizio prima dell’uscita di Civitanova. Qui Kermani all’uscita dal bagno, nota una macchinetta per il sex test, e decide di cimentarsi. Il risultato, neanche a dirlo, è “arrapato”. Racconto la scenetta a John, che intanto è uscito dalla toilette. Decide di provare anche lui. Il risultato è deludente: “Impotente, frigido”. L’addetto alle toilette vede il risultato e ride: “Finito”, fa, con un gesto eloquente. Ashbery risponde in Italiano: “E’ vero. Prendo Viagra”. Scoppiamo a ridere.

Il reading a Macerata scorre liscio senza problemi, e la Camboni ci presenta con il solito accento americano. Un’anglista locale fa una domanda cattivella, ma viene subito zittita dalla mia risposta secca e bruciante. Dopo il reading ci tratteniamo per il pranzo con la Camboni e il Rettore dell’Università, Alberto Febbrajo. Grandi elogi alla traduzione e al lavoro bestiale che ho fatto. Mi tocca pure scrivere la dedica al Rettore, e dopo un po’ non vedo l’ora di andarmene, perché dopo questo ennesimo reading vedo solo il letto di casa mia.

Nel pomeriggio torniamo ad Ascoli, e passiamo un piacevole pomeriggio visitando le chiese e le piazze più belle. Sono le ultime ore che trascorriamo insieme, perché quella sera stessa John e David devono essere a Roma per poter partire il giorno dopo sul presto.

Partiamo verso le sei con l’Ulysse di Cesaretti, diretti a Roma. Abbiamo prenotato un albergo vicino al Parlamento, di cui non ricordo il nome, ma prima di lasciarci andiamo a mangiare in un ristorante lì vicino. Qui arriva un altro colpo di scena: incredibile ma vero, il proprietario del ristorante riconosce John perché lo ha sentito recitare le sue poesie in Germania nel lontano 1975! Ma come ha fatto a riconoscerlo dopo più di vent’anni? Comunque la cosa fa molto piacere a John.

Dopo cena, è giunto il momento di lasciarci, e i nostri ospiti non finiscono mai di ringraziarci per tutto quello che abbiamo fatto per loro. David esagera addirittura in questi suoi ringraziamenti sussiegosi e un po’ levantini. Thank you thank you. Ho capito, David… Sono contento che tutto sia andato per il verso giusto. E anche a te John, auguro tanta buona salute e ancora una lunga vita. Torna a trovarci presto.

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