Da una gabbia all’altra

Emanuela Canepa, L’animale femmina, Einaudi, pp. 260, € 17,50 stampa, € 9,99 ebook

recensisce ROBERTO STURM

Gli autori esordiscono spesso con case editrici minori: generalmente sono le sole che investano su nomi sconosciuti. D’altra parte gli aspiranti scrittori si rivolgono ai piccoli editori perché hanno più possibilità di essere valutati. Sanno, le piccole case editrici, che gli autori che raggiungeranno un certo numero di vendite, che saranno protagonisti di piccoli boom editoriali, verranno fagocitati dalle major; ma la gratificazione di scoprire nuovi talenti va, in questo caso, al di là di quella economica. (Non so se sia completamente vero, ma molti addetti ai lavori affermano che le grandi case editrici non leggano il materiale che ricevono.)

Emanuela Canepa, cinquantenne che vive a Padova guadagnandosi il pane come bibliotecaria, esordisce invece con Einaudi, invertendo il ragionamento precedente, forse perché con L’animale femmina ha vinto il Premio Italo Calvino 2017 – ma anche perché il suo romanzo vale.

Rosita, una ragazza di un piccolo paese del sud, si trasferisce a Padova per frequentare Medicina. Lo fa per scappare dalla gabbia in cui si sente rinchiusa dalla madre, tipica vedova della zona che riversa sulla figlia tutte le attenzioni, che pretende riconoscenza per gli sforzi fatti per aiutarla, che la vorrebbe vedere sposata con un ragazzo del posto, che non capisce perché voglia studiare. Rosita fugge da una gabbia per trovarsi in un’altra: dopo sette anni vive in un appartamento diviso con altre ragazze, lavora in un supermercato il cui stipendio le dà il minimo indispensabile (e a volte neanche quello) per la sopravvivenza e una turnazione che le impedisce di seguire i corsi universitari. Il suo percorso accademico è fermo da alcuni anni.

Rosita resiste ai reiterati tentativi telefonici della madre di farla tornare in paese, che più che una sconfitta vedrebbe come un abbandono definitivo della vita e quando riconsegna un portafoglio che contiene tessere di supermercato e bollette pagate, la sua esistenza sembra essere a una svolta. La carta di identità dice Larisa Jarmolenko, che si rivelerà essere la domestica dell’avvocato Ludovico Lepore, uno dei più famosi e ricchi di Padova. L’avvocato, un uomo anziano che ha lasciato parecchi clienti per seguirne pochi, misogino e austero, spesso enigmatico e sempre scontroso, le offre un posto part time come segretaria nel suo studio. Non è per riconoscenza, le chiarisce subito, non le darà facilitazioni particolari: lo fa semplicemente per aiutarla nello studio. Rosita prende tempo, sospetta che dietro l’offerta ci sia qualcosa di poco chiaro ma alla fine accetta: l’occasione è troppo ghiotta.

Non sa che da una gabbia ne entrerà in un’altra ancora: Lepore le starà con il fiato sul collo, non le risparmierà momenti imbarazzanti e situazioni professionali difficili, mai di natura sessuale. Vivranno in uno stato di perenne scontro, e se all’inizio Rosita non esprime le sue idee per paura di perdere quel lavoro che le consente di andare avanti con gli studi, lentamente acquisirà la consapevolezza che le permetterà di ribattere alle provocazioni dell’avvocato con personalità.

Quello che rende originale e interessante una storia che potrebbe sembrare già sentita, è il modo in cui la protagonista si emancipa, il ritratto psicologico che ne fa l’autrice usando gli altri personaggi – Dina, la collega del supermercato e migliore amica di Rosita; la Callegati, avvocato che lavora nello stesso studio di Lepore, donna bellissima, indipendente, disinibita ed egocentrica; Maurizio, un uomo sposato con cui Rosita ha una relazione – per presentarci uno spaccato della nostra Italia e il percorso di una ragazza che diventa donna facendo tesoro delle esperienze che vive.

E nel finale, secondo me un po’ troppo veloce rispetto al respiro ampio del romanzo, forse l’unica imperfezione del romanzo, tutte le tessere del mosaico troveranno il loro posto. Uno stile dinamico, una narrazione con un ritmo cadenzato alla perfezione, senza cali di tensione, una storia di una donna di oggi che, nonostante tutti i diritti presumibilmente raggiunti, deve farsi strada a colpi di gomito per completarsi.

http://www.einaudi.it

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