Botte da orbi; e ancora botte da orbi

AA. VV. N di meNare: L’aNtologia, Lethal Books, pp. 133, €14,00 stampa, €2,99 ebook

recensisce MARCO PETRELLI

«Di menare» è uno sghembo attributivo di ascendenza guzzantiana – chi ricorda lo pseudo-Ghezzi che, mescolando Men in Black con Magdalene, parlava di suore che fanno «le mosse »? In questo caso siamo di fronte a quello che il collettivo di autori definisce «fantasi» (con la «i») di menare, etichetta contiene anche la sostanza di quest’antologia: botte da orbi declinate nelle varie accezioni del fantastico.

Mi accosto a questa recensione con un certo timore. Non sono un esperto del genere, per cominciare, e non mi sono mai cimentato con un pastrocchio (termine da non intendersi in accezione negativa) di comicità, spade, stregoni e sangue come questo. Nella grande famiglia del fantastico, ho sempre fatto parte della fazione horror-weird, e noialtri siamo sempre stati i cugini smagriti, pallidi e introversi, mentre qui siamo di fronte a una banda di troll ubriaconi e molesti che prendono possesso della locanda, allungano le mani sulle cameriere (o i camerieri, che ci sono anche delle agguerrite fanciulle in formazione) e iniziano a scambiarsi battute salaci, rovesciando cervogia ovunque. Mi perdonino quindi gli autori (che si presentano in formazione da battaglia in stile «choose your player» da picchiaduro anni ’90) per la mia goffaggine. Porto gli occhiali, non potete mettermi le mani addosso.

Ma torniamo all’antologia. N di meNare, come dicevo, contiene esattamente quello che il titolo lascia presagire: una carrellata sguaiata e spassosissima di avventure bislacche popolata da eroi improbabili, eroine procaci e letali ed esseri di varie forme e dimensioni. Un divertissement che mostra una conoscenza profonda degli stilemi dei vari generi che affronta, e che li riproduce spingendo al massimo sull’acceleratore, esaltando le possibilità metanarrative più buffonesche e ammiccanti. Esplicitamente postmoderno (si può ancora usare questa parola?) nell’approccio, N di meNare è un bignami del fantastico filtrato attraverso la lente distorta del pulp più sapientemente sguaiato, un pastiche irriverente per intenditori, che si appropria delle convenzioni, dei topoi e degli stereotipi di certa letteratura e li passa attraverso il torchio della cultura pop-nerd degli ultimi vent’anni: videogames, filmacci d’azione, spaghetti-tutto, steampunk, cyberpunk, Evil Dead, Joe Lansdale e Quentin Tarantino, fantasi (con la «i») e schiaffoni onomatopeici («sock», «thud», «bang» quella roba lì, insomma) direttamente dalla serie di Batman con Adam West o dai film di Bud Spencer e Terence Hill.

È un successo? Come avvertivo in apertura, non credo di poter offrire un’opinione informata. Solitamente mi dedico a serissimi tomi neogotici, anch’essi pieni di sangue, per carità, ma decisamente poco autoironici nella forma. Però, la raccolta funziona. È divertente, è liberatoria. Soprattutto: è originale, e questo è sempre un punto d’onore. E lo è soprattutto quando (come in questo caso) la visione che offre, nelle evoluzioni circensi esibite, è diretta, lurida e senza compromessi.

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