Armonia con qualche taglio

Sarah Jensen (con Maynard James Keenan), L’armonia degli opposti, tr. Stefania Renzetti, Tsunami Editore, pp. 312, € 22,00 stampa

recensisce FRANCESCO CECCAMEA

L’armonia degli opposti (A Perfect Union Of Contrary Things) è presentato come un’autobiografia, ma a scrivere il libro non è Maynard James Keenan. Sarah Jensen, editor e autrice e soprattutto amica di antica data del musicista, ne racconta tutta la storia, inserendo ogni tanto sue dichiarazioni inedite e rivelando via via tutta la «complessità alla mano» del personaggio. Keenan è uno dei frontman (anche se inorridirebbe a sentirsi chiamare così) più estrosi e originali degli ultimi venticinque anni. I suoi due gruppi principali (Tool e A Perfect Circle) sono stati in grado di arricchire il vetusto panorama del progressive rock e dell’alternative metal dando nutrimento duraturo e nutriente alle menti pensanti di migliaia di adolescenti dissociati. Musicista ma anche attore, comico, intrattenitore, viticoltore, esperto di animali, lottatore di Ju-jitsu, disegnatore, imprenditore, pensatore visionario: una poliedricità che la Jensen presenta come la ricca gamma di tonalità che Maynard, massiccio rubino tutto d’un pezzo, sa esprimere a seconda del tipo di luce da cui si lascia attraversare.

Indubbio che ci si trovi davanti a un personaggio intrigante. I risultati conseguiti con i Tool (la poetica originale dei testi, lo stile canoro riconoscibile e versatile) sono incontestabili prove della sua abilità. Essere poi riuscito a riconfermare sia le doti artistiche che il successo commerciale anche con i più commerciali A Perfect Circle e la melting band Puscifer (un misto di cabaret, rock e fascinazione per l’Apocalisse), mostra come Maynard sappia sempre scegliere le persone giuste per ogni sua avventura, risultando il catalizzatore creativo in grado di sviluppare e guidare ensemble artistici molto diversi tra loro ma genuini e ispirati.

Però non immaginate L’armonia degli opposti come un classico libro rock and roll. Se volete quello recuperate l’ottimo Tool di Joel McIver (sempre pubblicato da Tsunami). Lì ci sono gli eccessi, i vizi, gli aneddoti divertenti e le canzoni analizzate al microscopio da un grande critico musicale. Per questo volume, che può integrare l’altro, la Jensen invece ha altre mire e pure Maynard, svincolato dai suoi personaggi musicali, è determinato a esprimersi soprattutto come intraprendente sognatore. Il memoriale parla infatti di viticultura, trascendenza, destino e spiritualismo più che di groupie e indecenti alcolismi da tour. E in questo anticonformismo al contrario si avverte la mano più genuina del James Maynard Keenan provocatore, sempre pronto a spiazzare il proprio pubblico ed stimolarne la ricettività a livelli più intensi.

Sarah Jansen ha una prosa dolciastra e delicata, la sua amicizia trentennale con Keenan le permette di raccontarne in profondità la sua sfera più intima ma con tatto famigliare. A volte però lo sguardo della biografa è un po’ troppo indulgente e compiaciuto. Soprattutto nella prima parte del libro sembra di assistere all’avvento di un superuomo destinato a compiere grandi imprese, quando invece i fatti dicono che l’adolescenza di Maynard è del tutto normale, all’insegna dell’introversione e dell’alienazione; la sua maturazione sembra portarlo più nei territori radical chic di uno Sting in salsa metal che altro. E nonostante il grande lavoro interiore, la spiritualità e la vivacità creativa che lo hanno sempre guidato nel caos, c’è una controparte «terragna» che sarebbe stato interessante analizzare meglio, a dispetto dei facili sensazionalismi e del pettegolezzo tipico di certi libri sul rock.

La dipendenza da sesso del musicista però è trattata con una certa frettolosità e usata più come spauracchio incontrato dall’uomo giusto nella fase notturna e turbolenta del proprio emblematico cammino verso l’auto-realizzazione all’americana, piuttosto che una componente meno seducente di un leader mancato. Persino Keenan sembra convincersi che la compulsione per le donne sia stata solamente una momentanea defaillance, descrivendo infine il suo matrimonio con la dolce e fedele segretaria Lei Li come il classico lieto fine hollywoodiano che ricostituisce un ordine rassicurante e borghese dopo tanto dolore e solitudine punk.

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