A colloquio con il poeta

22 Novembre 2017

Milo De Angelis, La parola data. Interviste 2008-2016 con DVD video (Sulla punta di una matita, di Viviana Nicodemo), Mimesis Edizioni, pp. 186, € 20,00

recensisce ELIO GRASSO

Altre interviste. Altra biografia. Altra poesia. Una prima serie di interviste, datate 1990-2007, venne pubblicata nel 2008, tracciava tutto il primo percorso poetico e biografico di Milo De Angelis: scopriva nodi, compendi, interpretazioni, confronti, dissensi di una formazione cui, dall’esordio in poi, risonanza stima e seguito presso le successive generazioni non vennero mai meno. Certo la biografia di Milo ha avuto varchi e muri di singolare potenza, confronti duri con la realtà, comprese ossessioni e selvatichezze. Come se si fosse fortemente voluto “insegnare” la parola scritta a un mondo che attendeva ancora di essere nominato.

Forse è risaputo e ridondante ricordarlo, ma dentro questa storia emergono anche gli scontri drammatici con Franco Fortini, le collere del critico marxista per un aggettivo “sbagliato”, di cui spesso Milo ha raccontato con commozione e gratitudine. Il corpo a corpo tra biografia e elemento universale ha prodotto una sintassi unica, talvolta ha prodotto astrazioni inesatte in chi leggeva, o false interpretazioni, ma il filo teso tra significato e “scommessa mortale” non si è mai allentato.

Un destino, il suo, teso a volere una “poesia meno introversa”, un romanzo fatto per capitoli temporali, preciso in ogni suo rigo. Il nuovo volume raccoglie le principali interviste degli ultimi nove anni, dal vivo, per posta, per telefono, via mail, seguendo un tragitto quasi identico a quello avvenuto per le strade della Milano di De Angelis: un continuo dialogo con le piazze e i cortili, le case abitate o semplicemente amate, le pavesiane “estasi” dei sensi di fronte alle cose costruite dall’uomo e che sono diventate, come un destino, figure emblematiche di una vita.

Dentro la città, talvolta dentro la radici monferrine materne (quasi l’arrembaggio stupito a una natura che per molto tempo è sembrata mancare allo sguardo del poeta), De Angelis narra agli intervistatori le “imposizioni” cui hanno reso onore le poesie nell’istante della nascita. La “dettatura” di cui ha sempre parlato, remota e pur presente, di brandelli di verità che ogni lettore ha percepito fin dal primo libro, Somiglianze, del 1976, ma certamente costruito nella mente in un percorso che inizia negli anni della scuola. Mondo greco e mondo metropolitano si dilatano nell’anima secondo stagioni che sovrastano tutte le prove di un ragazzo e poi di un uomo in dialogo continuo con le ombre.

De Angelis ci spiega che le ombre non giungono dai morti ma tornano come esseri viventi, transumanti per gallerie oscure trafitte dai flash delle automobili cittadine. È lì che il poeta cammina con la borsa a tracolla, un po’ piegato su un fianco per il peso dei libri che trasporta, dei documenti mentali e reali che i “maestri” gli hanno addossato come per miracolo. Nel libro si parla di solitudine, di slittamento delle dimore, di fedeltà a una voce amata dentro lo spazio dell’incontro, quello dove nessun altro è presente.

In ogni intervista si trova l’intima ricchezza delle cose ripetute, dette ancora una volta perché tutto il quadro dell’esperienza radichi in profondità, trascriva nelle nuove generazioni l’onore degli smarriti affanni di ogni libro. Ecco, De Angelis prova ad accompagnare il tragico e l’epopea attraverso la lotta con il silenzio. E vi riesce ogni qualvolta il suo sguardo si posa sulle ferite dell’esistenza, sulle partite inesauste del gioco a pallone e dell’addio dovuto alla morte. Nel mezzo c’è il gesto atletico, soprattutto femminile, che incalza e rincuora le anime vaganti nei tunnel, nei cortili, nelle carceri. Nel mezzo c’è anche l’esperienza nel carcere di Opera, dove i detenuti nel loro esilio amano i poeti dell’esilio, e l’attenzione ai dettagli è del tutto simile a quella degli stessi poeti. Nel mezzo c’è la traduzione, la decisione di farlo perché si vuole camminare insieme, misurando la distanza e raccogliendo i fili della lotta poetica e amorosa (Lucrezio, in primis). Nel mezzo c’è la testa che si spacca per capire gli “a capo” e togliere di mezzo le ipotesi che non funzionano, che non vengono “date” proprio da quella composizione.

Il demone della variante è stato profondamente nemico del poeta De Angelis, soprattutto in Millimetri, dove si ricorda che le correzioni a tal proposito comporrebbero un volume ben corposo e che potrebbe essere studiato con giudizio da coloro che mai si chiedono perché un verso si interrompa proprio lì. Tutto questo, nelle pagine delle interviste ha una sostanza quasi fatale, si srotola in moltissime digressioni riguardose, proporzionate, onorevoli e osservanti. E che si può leggere in contemporanea con Tutte le poesie 1969-2015 (Lo Specchio Mondadori), quasi quattro decenni di poesia e di obbedienza perseguite dall’uomo avvinghiato alla propria lingua (come Montale e Pavese) a partire da una “svolta di respiro” avvenuta e mai tradita: pellegrinaggi, speranze, amori e ferite, farmaci e donne, vino e morte presi in pieno senso e rafforzati nell’intreccio scandagliante e “scandaloso” della vicenda poetica.

http://mimesisedizioni.it/

Condividi su:
FacebookTwitterGoogle+Share