Il nostro sguardo, nei secoli

Mark Cousins, Storia dello sguardo, tr. B. Alessandro D’Onofrio, Il Saggiatore, pp. 551, €35,00 srtampa, €15,99 eBook

recensisce ELIO GRASSO

Che bella sorpresa trovare dentro un grande libro (per mole e qualità) la «storia» del mondo, stando in piedi davanti a innumerevoli immagini, proiettate da chi ha per le mani un solido mestiere. Filmmaker, scrittore, critico, Cousins abborda la storia visiva dell’umanità non trascurando pressoché nulla di quanto s’è posto sotto il nostro sguardo nel corso dei secoli – decine di migliaia d’anni, per la precisione, se pensiamo ai graffiti nella grotta di Lascaux. E dunque l’arte del vedere come si è trasformata nell’uomo, da quell’epoca all’attuale, attraversando millenni di esperienza, pittura, scienza, fotografia, cinematografia, web, realtà virtuale, e… Appunto, dopo questa «e» chissà cosa ancora ci aspetta.

Cousins riesce a catalogare quel che l’uomo ha sempre fatto, guardare, dandosi un compito sterminato, tanto è sterminata la trama delle cose del mondo e delle cose create secondo lo spirito letterario e artistico insito nella specie. Finito di girare un film, l’autore cerca di contrastare l’affievolirsi della vista. Sentendosi più a suo agio con le immagini, come una grande massa di suoi simili, decide di diventare una guida, una guida molto personale e certamente non enciclopedica (ma poco ci manca) per tutti coloro che aspirano ad attraversare il globo terrestre quasi esclusivamente con i propri occhi. E inizia così l’avventura in un tomo dove Cézanne si trova accostato all’arte egizia, e da lì al volto di Liz Taylor in Cleopatra il passo è breve.

Il visibile è diventato parte integrante dell’universo quando si lasciò indietro la dimensione quantistica dell’origine, poco dopo il Big Bang, circa 14 miliardi di anni fa. E miliardi di anni dopo apparve quella strana anomalia che siamo noi, osservatori umani. Non chiediamoci quali altri osservatori possano essere sparsi nello spazio delle galassie, non affatichiamo troppo la mente e restiamo attaccati alla nostra terra. La natura ci ha dotati di un apparato visivo alquanto sofisticato, e pur nell’ambito ristretto delle frequenze disponibili se n’è fatto un buon uso. Senza dubbio.

Fra analisi delle tecniche pittoriche e fotografiche, e approfondimento dei concetti meditativi, Cousins dispone la strada nell’abbondanza di immagini contenute nel volume, riuscendo in modo impareggiabile a (letteralmente) immergerci in un mondo fluttuante colmo di misteri finalmente espressi e rischiarati. La Gioconda affiora dal paesaggio sfumato, questo si sa, ma ne abbiamo più coscienza seguendo le amabili «istruzioni» dello scrittore-regista. Possiamo capire in che modo Galilei osservava la luna, o Leopardi lo spettacolo del Vesuvio in eruzione. Improvvisamente ci è chiaro come l’uso del colore da parte dei pittori, segnasse il loro immaginario lungo le epoche, e come ogni rappresentazione mutasse il proprio senso insieme al cambiamento di materiali e pigmenti. E poi arrivano la fotografia, il cinema, l’irruzione del futuro nella tecnica e nell’immaginario, lo sfarzo visivo che le autostrade (per esempio) solcando la terra assoggettano l’occhio di guidatori e passeggeri.

Moderno e postmoderno, a un certo punto, hanno invaso le circonvoluzioni 3-D del cervello. I nuovi intrattenimenti, e i traumi visivi, diventano politici in modo sommo. Una per tutte: l’immagine monumentale, «superbamente illuminata», di qualcosa di terrificante: i frammenti di metallo, cemento, carne del World Trade Center nell’istante in cui crolla. La televisione, il giorno 11 settembre, dava in pasto al pianeta la visione del “costituirsi di una fossa comune». Dove nemmeno Hollywood era mai riuscita ad arrivare, nonostante il gran numero di pellicole che mettono in scena la distruzione d’intere città.

Storia dello sguardo affronta ogni tipo di cosa e fenomeno, giunge alla realtà virtuale e aumentata, al fenomeno di skype e ai milioni di occhi artificiali che sorvegliano. Chi possiede sguardo è guardato, e Cousins si chiede a quale tipo di punti deboli occorre andare incontro, o scontrarsi. L’analisi delle debolezze, messe in campo oggi dalla tecnologia, comporta passi certamente troppo lunghi, e difficile è comprendere se ci attende ancora qualcosa di positivo, dopo che «per la nostra specie guardare è stato un atto parzialmente positivo. Nella sostanza ha migliorato le nostre vite». Per ora, miglioriamo qualcosa di noi entrando nella galleria d’arte, ovvero nella «storia del mondo», di questo libro.

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