Non c’è più la letteratura di una volta

Gianluigi Simonetti, La letteratura circostante: Narrativa e poesia nell’Italia contemporanea, Il Mulino, pp. 456, €29,00 stampa

recensisce STEFANO RIZZO

Come si scrive e perché si scrive la letteratura in Italia oggi? In questo saggio Gianluigi Simonetti (autore di Dopo Montale. Le «Occasioni» e la poesia italiana del Novecento, del 2002) scandaglia gli ultimi trent’anni di letteratura italiana, narrativa e poesia, analizzando i singoli testi più significativi e, nel contempo, evidenziando le indicazioni sociologiche in essi presenti rispetto a ciò che accade fuori dal campo letterario. Il titolo è un modo efficace di indicare tutta la letteratura che si pubblica e legge nel nostro Paese e che ci sta – per l’appunto – attorno. Quella grande e quella mediocre, quindi, quella colta e quella di massa, quella che vuole far conoscere e quella che vuole far evadere.

Per affrontare la contemporaneità letteraria non è più possibile riferirsi ai soli testi che ancora mantengono un rapporto significativo con la produzione più alta del passato, e del ‘900 in particolare, ma è necessario conoscere e analizzare anche quella produzione media che domina le classifiche e i banconi delle librerie. Simonetti dedica alcune pagine molto interessanti a Fabio Volo e Federico Moccia, che ho trovato utilissime per cercare di capire questo Paese e la sua cultura. Pagine equilibrate, senza inutili e superficiali attacchi alla letteratura mediocre che ci circonderebbe. Il libro di Simonetti è spesso appassionante perché sa leggere le opere letterarie anche nei loro lati meno evidenti, ma ancor più ricchi di spunti di riflessione e perché sa far emergere (spesso per la prima volta) alcune influenze fondamentali degli altri media sulla letteratura. Chi aveva individuato prima e così nettamente in Andrea Pazienza uno dei principali riferimenti per la nuova letteratura italiana degli anni Ottanta e Novanta?

La letteratura più recente sembra essere accomunata da un progressivo allontanamento dal canone novecentesco (in modi diversi per la poesia o la prosa) e più in generale dalla «letteratura di una volta»; il linguaggio estetico per eccellenza, quello letterario, strumento di conoscenza di sé, è entrato in crisi a partire dagli anni Settanta. Due opere del 1971 testimoniano la consapevolezza dell’impraticabilità della letteratura come fino ad allora era stata intesa: Satura di Montale e Trasumanar e organizzar di Pasolini.

Da questi e da altri tre testi significativi della fine anni settanta (Boccalone, Porci con le ali e Altri libertini) inizia la grande trasformazione della letteratura italiana e quindi il viaggio del libro di Simonetti fino ai giorni nostri, dai Cannibali al noir italiano, dalle testimonianze del terrorismo fino a Trevi, Siti, Piccolo, Mazzantini, Avallone, Albinati, Saviano, per citare solo alcuni dei nomi più ricorrenti in queste pagine.

Dagli anni Settanta, e ancor più negli anni Ottanta, è possibile individuare una progressiva sfiducia nella forma come elemento fondamentale del libro. Non è più per la forma che esso acquista importanza, ma per come sa rendersi sistema passante di informazioni che provengono da altre narrazioni (cinema, pubblicità e TV in primo luogo) e si riversano in altre narrazioni. È una rivoluzione epocale senza comprendere la quale è impossibile capire la letteratura di oggi. E questa è solo una delle rivoluzioni che questo libro mette in evidenza.

Il saggio di Simonetti, oltre a sintetizzare gli autori trattati sia nella forma sia nelle retoriche narrative ricorrenti, riesce anche, data l’ampiezza di visione e la densità delle considerazioni, a confortare il lettore che si trova spaesato non solo dalla fine della «letteratura di una volta», ma anche dalla fine della cosiddetta società letteraria. Oggi non significa più nulla che un libro venga pubblicato da un editore piuttosto che da un altro, in quella collana piuttosto che in un’altra: non esistono più né garanti né garanzie. Non c’è più una critica autorevole o se esiste è frammentata, dispersa dentro o fuori della rete. Il lettore è più solo di prima, ma è anche straordinariamente più libero, a patto che non si perda e sia capace di un lavoro di ricerca e di comprensione sicuramente arduo ma necessario. Lavoro che risulta meno difficile compiere anche grazie a un libro come questo.

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