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Serissimo scherzo

Aldo Nove, Il professore di Viggiù. Tutto è cambiato, pp. 192, Bompiani, euro 14,45 stampa, euro 9,99 ebook

recensisce ELISABETTA MICHIELIN

Fresco di polemica rovente su facebook per essersi “espresso in modo antipatico” nei confronti di Feltrinelli e Mondadori e pretendere il sacrosanto diritto di dire la propria opinione da “pirla” (secondo le sue parole), non essendo né conformista reale, né anticonformista “autorizzato” o di regime (come ad esempio Travaglio o Sgarbi), Aldo Nove arriva in libreria con Il professore di Viggiù.

I suoi romanzi (chiamiamoli così per convenzione) sono sempre spiazzanti. E già questo assolverebbe il compito della letteratura quando non si limita a descrivere un paesaggio consolatorio e conosciuto. A una prima lettura, i suoi scritti sono un caos di cui si stenta a riconoscere il senso; ci si inoltra a tentoni e si cerca un orientamento sui pezzi di “realtà” che più o meno riconosciamo perché in essi siamo immersi e completamente alienati. In una lingua nitida ma al tempo stesso “comune”, piena di evocazioni commerciali e da social network, ci porta all’interno del mondo nella sua mostruosa complessità: un mondo dove la pietas e l’empatia sono completamente uscite dalle persone e si sono installate nelle merci. Così ne La vita oscena (2010) il protagonista pativa “l’imago Christi da poveracci” di una bottiglia di un’imitazione della Coca-Cola da discount. “Avevo ancora pietà per gli oggetti. Le merci mi intenerivano fino a farmi soffrire, fino a quasi strapparmi dalla mia condizione, le merci e il loro portato povero di felicità mercantile, e per un attimo sentii che la capacità di soffrire in vista di un male minore era il senso della vita che mi stava sfuggendo, e il refrigerio di una bibita apparteneva a quei mali minori di cui ci riempiamo per fare la vita, costruirla nei giorni”.

Anche Il professore di Viggiù è spiazzante; un po’ come nella serie tv Dirk Gently’s Holistic Detective Agency, succede di tutto: professori scompaiono e ricompaiono, persone entrano ed escono dai sogni, canguri (!) decretano lo scioglimento immediato dell’Unione Europea, gruppi di scoiattoli mettono fuori uso Wall Street e Gianluca Vacchi, star trash di Instagram, si salva a stento dall’essere divorato da un orso…

Uno slittamento spaziale continuo; fatti improbabili ma verosimili che mimano esattamente l’assurdità in cui viviamo, in un susseguirsi di eventi e notizie, tutti con lo stesso peso specifico, che ci investono a valanga, siano questi il rifacimento del seno di un’attrice di serie B o una ventilata guerra nucleare nell’estrema Asia. Una waste land, dove l’unica virtù civica pubblica rimasta (sic!) è controllare compulsivamente i rifiuti dei vicini di casa, aprire i cassonetti, fotografare i reperti sospetti con il telefonino, individuare i colpevoli e deferirli a chi di dovere. “(…) la ricostituzione di un mondo migliore mediante il business dell’affidamento ai singoli cittadini dei danni fatti dall’umanità durante l’arco in cui questa è vissuta sotto l’allucinazione del consumismo”.

Insomma “tutti morti” senza sapere di esserlo (vale a dire incapaci di immaginare e creare un mondo che non ci sia imposto); come Alice al cospetto della Regina di cuori, corriamo a perdifiato su un tapis roulant da cui non riusciamo a scendere e che ci esaurisce completamente. Intrappolati in una fake life nel tempo falso di un eterno presente dominato dalla religione dello “sterco di cavallo” – ossia la finanza.

Aldo Nove raddoppia il caos del mondo e fianco a fianco all’epifania dei “morti” e dei “super morti” (vale a dire quell’élite che “nello scambio definitivo tra essere e avere, scambio allucinatorio e ormai terminato, hanno aderito perfettamente alla loro condizione di morti”) immette un’altra ragione del mondo per cercare di spezzare il tempo falso. Il Professore di Viggiù è infatti un romanzo che vuole essere serissimo – a tratti didascalico – e pieno di rigore etico seppur “triviale” come la copertina – francamente bruttissima – che illustra prosaicamente una chiave di uscita (o di entrata alla comprensione) contenuta nel libro.

Qual è, dunque, la via d’uscita da questo caos insensato? Aldo Nove è costretto a dare indicazioni esplicite scrivendo: “(…) da sempre sono stato un appassionato delle mistiche di tutto il mondo e in particolare di quella indiana, anche se i pochi che ancora si ricordano di me continuano a considerarmi uno scrittore «cannibale», cosa che è quanto di più lontano da me possa essere ma che pure mi porto dietro come una pigra, svuotata etichetta, in un paese di deficienti in cui editori e lettori non si sottraggono certo alla demenza, alla povertà mentale e di valori del resto della popolazione per il fatto che leggono o dicono di leggere libri (sarebbe troppo facile).” D’altra parte Aldo Nove si è laureato in filosofia morale con un marxista eretico come Luciano Parinetto che molto ha riflettuto e scritto sull’alchimia e la stregoneria…

Scrive Aldo Nove, attraverso le parole del Professore, “Il mondo non è per nulla come appare. Il mondo è un’illusione particolarmente “pesante” in cui noi siamo caduti e nella quale ci identifichiamo”. E ancora: “Se smetti di essere qualcuno, se smetti di cercare di esserlo, allora semplicemente sei. (…) ogni cosa è desiderabile e degna di essere amata, perché ogni cosa è tutto”. Le conclusioni sono: “Essere sapienti è sapere, avevo imparato dal Professore, che tornare a essere parte di quel mare è la gioia suprema. Dove tutto è in rapporto con tutto, dove tutto è vivo, e tutto vibra e sente, nella veglia e nel sonno, nel buio della notte e nella luce del giorno”.

A me pare però che in questo caos dominato dalle banche e dall’algoritmo anche Aldo Nove sia rimasto in qualche modo abbacinato e non veda l’arcano che governa il mondo ma solo i suoi effetti terribili. Eppure l’arcano misterioso è sotto gli occhi di tutti, se solo lo si vuol vedere, perché sotto la grande confusione, sotto ciò che non si capisce, sotto la ricchezza che sembra moltiplicarsi da sola, sotto gli algoritmi di cui tutti parliamo e da cui ci sentiamo e siamo effettivamente sopraffatti si cela sempre il vecchio lavoro, la cara vecchia capacità propria degli umani di produrre valore e di far funzionare tutta questa paurosa macchina che sembra crearsi in modo completamente autonomo.

Ciò che non si capisce ha bisogno ancora una volta di essere rimesso sui piedi! E allora non è difficile scoprire che milioni di cervelli umani aiutano gli algoritmi ad essere intelligenti, che nelle officine indiane e del Sud Africa incatenati ai propri computer i “turchi di Amazon” (come, con ironia luciferina, li ha battezzati Jeff Bezos, fondatore di Amazon, in diretto riferimento all’automa scacchista creato nel 1769 per Maria Antonietta) classificano prodotti, caratteristiche, prezzi, fotografie di ciò che altri umani comprano e queste merci il più delle volte sono il compenso per questi stessi “turchi”. Scoprire che miliardi di persone collegate a facebook ogni giorno producono gratuitamente valore ed arricchiscono i “super morti”.

E i padroni che sembrano gli unici a non aver perso la trebisonda, lo dicono chiaro: senza il lavoro dei migranti, al di là di ogni chiacchiera, non si va avanti! Altro che zombi scaricati in un’Europa allucinata e morta.

Ci vuole un coltello affilato per sezionare questa realtà la cui unica salvezza – secondo il nostro autore – non può che andare verso il misticismo che si sovrappone al tutto della marmellata artatamente indifferenziata. Altrimenti c’è il rischio che la sua visione apocalittica sia all’insegna del complotto e delle stesse parole d’ordine che hanno portato in Italia, ad esempio, alla vittoria dei 5 Stelle e della Lega dopo la sbornia tutta lustrini di Berlusconi e la tetra ragione di stato del governo targato PD.

In ogni caso un libro da leggere, uno scherzo serissimo; come tutte le novelle zen.

http://www.bompiani.it

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L’inferno glaciale

Sergej Lebedev, Il confine dell’oblio, tr. Rosa Mauro, Keller editore, pp. 359, € 18,50 stampa

recensisce ELIO GRASSO

Verso il grande Nord Siberiano. Verso il Confine (e oltre) dei confini, geografici e mentali. Le azioni avviate alla ricerca del passato vanno a sbattere contro una massa di terra ghiacciata dove il mondo visibile è intrappolato: corpi, rifiuti, carcasse di auto, ossa fossilizzate e l’anima dei prigionieri: tutto digerito e poi risputato attraverso le fosse che sembrano le bocche plastiche di una terra in cui l’apocalisse si chiama internamento, prigionia, uranio. Le buche verticali sono il contrario dei corpi umani, là inghiottiti dopo la consunzione, dopo il lavoro coatto di scavo. L’inferno glaciale ha soltanto il moto peristaltico a cui il protagonista, alla strenua ricerca di memorie familiari, si trova davanti.

Questo è il vero confine dove l’oblio comanda, l’epoca sotterranea della Russia, la fine di schiere di minatori dalle spalle sottomesse a montagne di roccia assassina che si spaccavano e crollavano. La Storia dei gulag e la storia di un anziano cieco, dall’esistenza misteriosa, ci portano al centro di regioni per noi inimmaginabili. I sospetti sul passato di quest’uomo, nominato come Nonno Due, il suo indefinito aspetto fisico, l’assenza di parola, il silenzio sensoriale, la natura rivolta a rammentare i vecchi accadimenti, schiudono la porta a territori da raggiungere con ogni mezzo.

Tutto affonda in un grigiore assoluto dove le biografie sono scomparse, i vecchi stanno al confine della morte, e le carte spariscono nelle pieghe del suolo. La scrittura di Lebedev è una guida solida che non dà scampo a chi non si aspetta tanta ricchezza visionaria. Il racconto stesso vi coincide, e non serve definirlo o divulgarlo. Le tenebre, diciamo il loro cuore, non appaiono come un lavorio del giorno e della notte, ma come la solidità murale dell’intreccio di ferro roccia alberi e ossa: l’indecenza di una terra incisa e poi spaccata.

L’estrazione dei metalli, preziosi al regime e radioattivi, porta alla dissoluzione di corpi e ricordi. Il padrone infine è certamente l’oblio. E il viaggio cade in un pericolo attraversato e narrato con tono epico da Lebedev. Le gesta silenziose dell’uomo chiamato Nonno Due emergono a fatica dal gulag, dagli archivi più dimenticati e abbandonati che secretati. L’intera realtà è assorbita da un globale nerume in dissoluzione. Scardinare il torpore della gente è rischioso, ma il viaggio del protagonista alla fine fa riemergere residui di verità: dalle fosse e dagli armadi arrugginiti in Zone ristagnanti, oltre il confine del tempo terrestre.

Sotto la cupola di un luogo dove i paralleli geografici sono sempre più piccoli, e l’immensità del territorio richiede binocoli per osservarla, si ascolta solo l’offuscamento della morte, e ogni cosa è ricondotta al minerale roccioso e petrolifero, e le morti dei sopravvissuti all’epoca del gulag sono condotte unicamente dalla chemioterapia. I mezzi di trasporto, camion enormi e auto che sembrano carrarmati, ferrovie interminabili, fanno giungere a uno svelamento finale che niente ha di luminoso ma l’eterno colore bruno e melmoso del carbone.

Alla fine, sopravvissuto, il protagonista sente “il peso dei peccati e l’oblio della nascita”, il mucchio stracciato dei legami con la vita. E il viaggio di ritorno alla volta dell’Atlantico non è altro che un farsi prendere dalla parola. La parola dunque permette, poiché “fuori dalla lingua non esisti”, di svelare al nostro sguardo l’azione dei poteri e delle macchine verso l’annichilamento di milioni di vite avvenuto nel secolo “sovietico”.

https://www.kellereditore.it

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Anche il Polo ha un’Anima

Christelle Dabos, Fidanzati dell’inverno – L’Attraversaspecchi Libro 1, tr. Alberto Bracci Testasecca, Edizioni E/O, pp 505, €16,00 stampa, € 12,99 eBook

recensisce VALENTINA MARCOLI

La casa editrice E/O ha esordito lo scorso aprile con il primo capitolo di una saga fantasy, affidando quest’arduo compito ad un’autrice francese, Christelle Dabos, nata a Cannes nel 1980, al suo primo romanzo, ottenendo riscontri decisamente positivi. In Francia è stato subito un caso letterario mentre in Italia si leggono solo recensioni entusiaste. Non sarò certo io ad interrompere questa catena di successi; del resto è impossibile, perchè questo primo libro, nonostante la mole non si presti alla portabilità né alla lettura in spiaggia, è decisamente valido.

Esperimento riuscito dunque, copertina meravigliosamente accattivante, anche il titolo strizza l’occhio all’”Alice attraverso lo specchio” di Lewis Carroll. Un mix ben congegnato di tante piccole parti riconducibili a generi commercialmente più appetibili, un puzzle che vede pezzi di Matrix, una punta di barocco e rococò portati all’eccesso, e la protagonista che richiama la sbadataggine di Isabella Swan, la Bella di Twilight (S. Meyer, Fazi editore) e al contempo di Lucinda Price, la Luce di Fallen (L. Kate, Rizzoli).

La Dabos ha creato un mondo fantastico i cui popoli vivono su Arche fluttuanti, ciascuna con regole proprie. Sull’Arca Anima vive la giovane Ofelia che ha il dono di “leggere” il passato degli oggetti che tocca, e la capacità di attraversare col proprio corpo gli specchi. Dalle Decane della sua famiglia viene promessa in sposa al nobile Thorn che vive su un’altra Arca, Polo, con la sua Città-Cielo, decisamente più lontana e dal clima ostile. Il ragazzo appartiene al clan dei Draghi, impegnati in una lotta contro il clan rivale dei Miraggi. Tutto gira intorno alla “cerimonia del dono” che oltre a consacrare il sacro vincolo del matrimonio tra i due giovani, prevede lo scambio di poteri fra entrambi, e all’interpretazione di un libro misterioso, il Libro dei Draghi. Ofelia scoprirà presto che su Polo non bisogna fidarsi di nessuno se si vuole sopravvivere, e che il potere della famiglia del fidanzato è tanto forte quanto invisibile.

Tra illusioni, complotti segreti e morti, la reale motivazione della presenza di Ofelia a Città-Cielo viene in superficie solo nelle pagine finali, quando il lettore viene accompagnato al cospetto del sire Faruk, il temuto spirito di famiglia dei Draghi.

Insomma cinquecento pagine che volano e fanno sognare ad occhi aperti, in attesa del secondo capitolo di questa saga fantasy, che ha tutte le carte in regola per entrare nel cuore delle adolescenti.

https://www.edizionieo.it

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