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Il Presidente Allende e il traditore Pinochet

Jorge González e Oivier Bras, L’ombra di Allende, tr. Chiara Rea, 001 Edizioni, pp. 128, euro 19,00 stampa

di DOMENICO GALLO

A un anno di distanza dall’edizione italiana del fumetto Gli anni di Allende di Carlos Reyes e Rodrigo Elgueta  (Edizioni Edicola), ecco un’altra graphic novel sullo stesso tema: lo scontro tra rivoluziona ri e conservatori che insanguinò il Cile degli anni Settanta. Gli autori questa volta sono l’argentino Jorge González e il giornalista francese Oivier Bras che dedicano a Salvador Allende e al suo rapporto con Augusto Pinochet un fumetto molto complesso, nel montaggio delle immagini e nell’articolazione della pagina, nella scansione temporale fino alle linee dei disegni ingannevolmente semplici, nei colori sfumati e nella composizione quasi onirica di alcuni paesaggi esterni.

Jorge González è noto in Italia per Cara Patagonia, Fueye. Il suono del Tango e Ritorno in Kosovo (2014), in cui ha affiancato il disegnatore Jakupi Gani.

Immediatamente L’ombra di Allende si presenta al lettore con una duplice immagine quasi profetica: in copertina il Presidente seduto su un prato, sereno con lo sguardo rivolto lontano, e alle sue spalle un corpo sull’attenti che proietta l’ombra minacciosa di un militare. In quarta di copertina, accanto al discorso che fu trasmesso da Allende dal Palazzo della Moneda alle 9 e 10 del mattino dell’11 Settembre 1973, il ritratto più inquietante e noto del dittatore: quello in cui indossa un paio di occhiali da sole.

I volti di Allende e Pinochet sono le icone della tragedia di una nazione che Jorge González e Oivier Bras  scandagliano attraverso la ricca struttura narrativa che interseca la campagna elettorale, gli anni del governo di Unidad Popular, il golpe e le vicende di un giovane cileno che si trova a Londra durante l’arresto del dittatore.

Il primo episodio avviene nella prigione di Pisagua, quando il senatore Allende affronta  il giovane tenente Pinochet che vuole impedirgli di visitare i detenuti politici comunisti. È il primo confronto tra i due, Allende è già un leader politico riconosciuto mentre Pinochet un oscuro membro della casta militare cilena, dietro di loro si proietta una nazione di forti contrasti tra una borghesia bigotta e conservatrice, e una classe lavoratrice povera, ribelle e molto idealista. Ma questo dualismo viene rappresentato, oltre che da stralci della vita dei due leader, dalla storia di un bambino che seguiamo fino a diventare adulto. All’inizio ha sette anni ed è nella sua casa in Sudafrica, figlio di immigrati cileni che conservano riconoscenti una foto del generale Pinochet; il bimbo segue rapito il mondiale di calcio del 1978 alla TV ed è ignaro del dramma ancora vivo nel suo paese che non ha mai conosciuto. La sua linea narrativa attraversa le due pagine affiancate, solcando la legatura e occupando l’intero spazio del libro, dando respiro a tutti i contrasti che il giovane progressivamente incontrerà nella sua vita fuori dal Cile. Sono contrasti tra i cileni che incontrano il padre e che hanno un aspro confronto con lui, sostenitore del golpe che avrebbe riportato l’ordine in Cile, parenti e amici che la repressione ha diviso. Una tensione che segue il ragazzo all’università e poi a Londra, dove il suo rapporto con gli esuli cileni allontanati dalla dittatura si fa più intenso. E il fumetto prosegue alternando aspetti diversi, montati ognuno in maniera originale; come la vita di Pinochet, a partire dall’infanzia, racchiusa in pagine singole da dodici riquadri, seguiti da un’immagine forte a tutta pagina, che riportano poi, in un montaggio parallelo molto cinematografico, squarci della vita personale di Allende.

Oltre alla perfezione formale della sceneggiatura e alla tecnica del disegno, la scelta dei colori e del tratto, la storia assume una sua dimensione linguistica e narrativa molto forte. Sono elementi che nel fumetto non possono essere separati; anzi è la loro  unità (come nel cinema) a fornire quel piacere della lettura che ci fa dimenticare l’origine differente dei diversi contributi. Ma L’ombra di Allende, oltre alla forza della Storia che ognuno di noi conosce, ruota in maniera del tutto originale intorno al tema del tradimento. Tradimento della tradizione democratica del Cile, tradimento della Costituzione e delle leggi, tradimento dei legami affettivi tra le persone che si schierarono all’interno delle famiglie in maniera opposta, tradimento dell’etica per la furia omicida del regime che si abbandonò all’omicidio sistematico e alla tortura; tradimento tra due uomini che, non dimentichiamolo, erano Presidente e Ministro dello stesso governo. Ed è proprio sul tradimento personale che la storia di González e Bras trova l’altra importante direttrice della narrazione, montando la scelta non scontata di Pinochet attraverso le pressioni piccole e grandi che si concentrano su di lui, fino a vincere le sue ritrosie e a renderlo uno dei peggiori criminali della storia umana.

 

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