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(In)curabili dipendenze

Paolo Roversi, Addicted, SEM Edizioni, pp. 190, euro 16,00 stampa, euro 7,99 epub

di GIANLUCA MERCADANTE

Un buon thriller deve catturare il suo lettore ideale dalle primissime righe. Un attacco scadente – e in un genere tanto vampirizzato figurarsi se è semplice metterne giù uno che non rischi di risultare tale -, una prosa ridondante, uno stile non particolarmente avvincente, e il destino di quel libro è segnato.

Non fa una grinza per fortuna Paolo Roversi, che se in passato ci ha abituati bene con le sue narrazioni sulla Milano criminale, dalla Ligera alle bische, o con le avventure del suo personaggio-feticcio, l’hacker Enrico Radeschi, con Addicted sposta decisamente lo sguardo altrove e realizza una storia che è stata già opzionata dal cinema, prova ne siano i personaggi, concettualmente vicini a un cast di respiro internazionale.

Il romanzo si apre con un antefatto e il sipario si spalanca su di una rigida notte d’inverno in Germania nel 1994, per poi tornare subito ai giorni nostri presentandoci la principale protagonista, la psicologa londinese Rebecca Stark. Contattata da un suo ex paziente russo, il facoltoso Grigory Ivanov, la Stark viene invitata a curare personalmente un ambizioso progetto. Ivanov intende aprire una serie di cliniche nelle quali applicare il metodo messo a punto dalla psicologa, allo scopo di guarire persone affette da gravi dipendenze di svariata natura.

Viene lanciata una campagna pubblicitaria a livello mondiale, tesa a raccogliere i primi pazienti selezionati a insindacabile giudizio dalla Direzione. Qualora l’esito del cosiddetto “metodo Stark” dovesse maturare buoni risultati, e Ivanov per esperienza personale ne è assolutamente certo, allora sarà possibile ampliare il progetto e di conseguenza i profitti, aprire nuove sedi in tutto il mondo e attivare dunque un business di notevoli proporzioni.

I sette fortunati che passano la selezione e – particolare importante – godranno della terapia in modo del tutto gratuito, raggiungono da più parti del globo la Puglia, all’interno di un’antica masseria ristrutturata da cima a fondo e ribattezzata Sunrise. È là che i nostri “addicted” dovranno affrontare passo dopo passo le paure che li abitano e riflettere sulle proprie debolezze facendo vita di comunità, in un panorama mozzafiato che li terrà a debita distanza dalle proprie abitudini logoranti.

E quindi dov’è la fregatura? Non dovrete attendere molto per scoprirlo, Roversi attacca la pagina con grande grinta e mestiere e la prima, misteriosa sparizione di uno dei pazienti non tarderà ad arrivare, avviando una macchina narrativa i cui ingranaggi masticheranno senza pietà ogni personaggio, svuotandolo dal profondo.

Addicted non è tuttavia un thriller psicologico che sottopone ai lettori tedianti noziosismi di psichiatria, o peggio ancora insulsi flussi interiori già visti e già letti. Il romanzo che Roversi costruisce è a tutti gli effetti un thriller dai ritmi sostenuti, denso di accadimenti che andranno non di meno a collegarsi con quel passato che a tratti riemerge nel corso della narrazione ed esige risposte.

Il classico libro da leggere d’un fiato, sperando che l’unica dipendenza che possa ispirare è quella di volerne leggere un altro, e un altro, e un altro.

Che leggere libri, soprattutto libri buoni, è di sicuro una dipendenza incurabile.

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