Altra storia, altre battaglie

Franco Ricciardiello, Nell’ombra della Luna, Meridiano Zero, pp. 316, euro 18,00 stampa

recensisce DOMENICO GALLO

Chiamiamo ucronie quelle storie che prendono vita da un passato alternativo in cui un avvenimento storicamente determinato ha avuto un esito diverso da quello che conosciamo. Da questo espediente narrativo nascono una serie di vicende che si nutrono di questo paradosso che scambia vinti con vincitori, che ridetermina i ruoli e spesso i caratteri dei personaggi coinvolti. Nella fantascienza classica si trovano alcuni esempi di storia alternativa (tra i primi e più famosi si deve ricordare Anniversario Fatale dello scrittore trotzkista Joseph Ward Moore, un romanzo ambientato negli Stati Uniti in cui la Guerra di Secessione è stata vinta dai confederati), ma oggi dobbiamo confrontarci con il grande successo di molti romanzi contemporanei in cui i peggiori incubi della storia si sono avverati. In particolare l’ipotetica vittoria del nazismo è stata trattata in romanzi di successo come SS-GB. I nazisti occupano Londra di Len Deighton (recentemente ristampato), Fatherland di Robert Harris e Complotto contro l’America di Phlip Roth.

In Italia i romanzi di storia alternativa dedicati al fascismo sono un complesso letterariamente molto eterogeneo che però consente di cogliere quanto sia complesso e variabile il giudizio su questa esperienza politica tutta italiana. A fianco di opere molto interessanti, tra cui bisogna ricordare i cicli di Enrico Brizzi e Giampietro Stocco, non sono infrequenti ucronie di mera masturbazione ideologica e di nostalgia pacchiana, in cui è plateale l’entusiasmo per l’ipotetica vittoria del fascismo (più o meno schierato a fianco della Germania), e di qualità letteraria decisamente scadente. Ma la sfida di questo piccolo ma battagliero genere letterario risiede nella capacità di approfondendo della dimensione storica e nel portare avanti un lavoro letterario attorno alle ambiguità delle scelte politiche attraverso una lettura deformata.

Da questo punto di vista, Nell’ombra della Luna di Franco Ricciardiello è un ottimo esempio di meticoloso lavoro storico e di accettazione delle molte ambiguità che caratterizzano il Novecento. Sta proprio in questa sfida alla complessità la qualità di un romanzo che ha il coraggio di abbracciare l’intero quadro mondiale e di dedicare al secolo breve molte riflessioni tutt’altro che scontate.

Dal punto di vista tecnico Nell’ombra della Luna è una di quelle ucronie più complesse che si poggiano su un’ipotesi della fisica quantistica molto nota, ma difficile da comprendere nel suo concreto contesto scientifico, come quella degli universi paralleli. L’idea base consiste nel pensare che ogni misura quantistica non produca solo la riduzione della particella nello stato che sarà misurato, eliminando tutte le altre possibilità, ma che, al presentarsi di uno stato nel nostro universo, si creino degli universi in cui quella particella ha assunto le altre possibili misure. Si tratta di una teoria elaborata da Hugh Everett che ha raccolto l’assenso di molti fisici importanti, ma che rimane decisamente contrastata. Tuttavia, e questo è molto positivo, è diventata un meccanismo classico della letteratura di fantascienza fino a diventare un elemento che non deve essere ulteriormente spiegato al lettore e che è alla base, per esempio, della fortuna serie TV The Man in the High Castle prodotta da Ridley Scott.

Nell’ombra della Luna, quindi, accetta l’intera complessità della Storia, a partire dalla descrizione della situazione sindacale statunitense, che richiama da vicino in La Battaglia di John Steinbeck (che diventa In Dubious Battle nel film del di James Franco del 2016, in cui l’aperta riflessione sulle ambiguità della lotta sindacale ne consentono la traduzione il Italia nel 1940 da Bompiani, con traduzione di Eugenio Montale), e che ridetermina personaggi storici come Tina Modotti, Woody Gurthie, Sergej Ėjzenštejn e Upton Sinclair, per proseguire in una lunga guerra civile statunitense che riscrive la Guerra di Spagna e concludersi negli anni Cinquanta, con una Seconda Guerra Mondiale che non è stata combattuta, in cui si affronta il tema cruciale della rivoluzione tradita. I tre filoni sono sviluppati contemporaneamente, consentendo al lettore di leggere gli antefatti della rivoluzione statunitense e dello svolgersi della guerra civile alla luce delle nuove tensioni di una nazione solo apparentemente pacificata, in cui riappaiono, come fantasmi provenienti dal nostro mondo, la violenza e l’ideologismo della rivoluzione culturale cinese fino alla repressione di Piazza Tienanmen del 1989. Attraverso i propri personaggi, Franco Ricciardiello si interroga su un lungo spezzone della Storia che dalla Rivoluzione di Ottobre arriva fino agli anni Ottanta, quando la Guerra Fredda sta bruciando i suoi ultimi avvenimenti, alla ricerca degli errori che hanno condotto i sogni di liberazione della classe operaia nell’involuzione burocratica e totalitaria prima sovietica e poi cinese.

Nell’ombra della Luna è quindi uno di quei libri di fantascienza che, pagina per pagina, provocano il lettore e lo costringono a una lettura comparata del romanzo e della Storia, lo inducono a conoscere in maniera più profonda la nostra stessa Storia per comprendere quanto c’è di alterato nel romanzo che stiamo leggendo, divulga e contemporaneamente diverte. Questa avvolgersi continuo di Storia conosciuta, Storia da scoprire e fiction consente un ulteriore gioco politico di trasferimento delle ambiguità dal livello storico a quello narrativo, portando la Storia a essere protagonista del romanzo. In questo senso Franco Ricciardiello le ambiguità le accetta tutte, non si sottrae in alcun punto a presentare un giudizio politico di matrice libertaria, aggirandosi inquietamente all’interno del gioco di specchi falsamente parallelo tra il nostro mondo e quello romanzesco. Anzi, la storia del mondo parallelo riesce ad arricchire la nostra Storia attraverso le speculazioni della fantascienza, si offre a essere laboratorio politico delle aspirazioni egualitarie e rivoluzionarie affinché, come scrisse Lenin, “gli eserciti sconfitti imparino molto”.

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